Illuminazione Chiesa Santa Maria Novella - Firenze

Edificata a partire dal 1279 su un precedente piccolo complesso conventuale concesso ai Domenicani da poco insediatesi a Firenze, deve l’impianto gotico a personaggi appartenenti all’ordine, fra i quali i fondatori Fra Sisto e Ristoro.

La chiesa e la luce naturale

La persistenza dei caratteri tradizionali dello stile fiorentino e, unitamente, della connotazione muraria dell’architettura romanica - così fortemente radicata in Italia – attenuano i caratteri nordici nella trasposizione del modello cistercense e si riflettono anche nel modo di trattare la luce. Così lo sguardo dello spettatore viene attratto dalla luminosità del transetto, dove, la luce diurna gli consente di leggere chiaramente i messaggi istoriati sulle pareti e sulle volte delle cappelle. Al contrario le navate, sono parcamente illuminate, lasciando spiccare solo i costoloni delle crociere affinché si possano chiaramente ammirare alzando lo sguardo.

Nel 1565 il Vasari fu incaricato dal Granduca Cosimo I di procedere alla ristrutturazione completa della chiesa.

La riorganizzazione dello spazio interno di Santa Maria Novella generò conseguenze anche dal punto di vista della propagazione della luce: nelle navate la luminosità si attenuò ulteriormente, mentre dovette essere accentuata l’illuminazione - questa volta artificiale - in corrispondenza degli altari laterali, non solo a causa delle nuove pratiche di devozione incentrate sull’offerta di ceri e candele, ma anche per la necessità di rendere visibili i dipinti avvolti nella penombra (per di più caratterizzati da tonalità scure).

La luce artificiale

Per lungo tempo la luce artificiale si è identificata con quella della candela.

Nel XIX secolo il valore simbolico della luce naturale aveva ormai perso gran parte del suo significato.

L’introduzione dell’elettricità in Santa Maria Novella nel 1910 seguì quella delle lampade a petrolio, che negli ultimi decenni avevano ormai affiancato le candele.

Si può fondatamente ritenere che la posizione dei punti luce giunti fino a noi ricalchi quella delle antiche lucerne, cioè in corrispondenza della chiave di volta delle crociere del transetto, nonché di ciascuno degli archi che separano le navate Nelle cappelle absidali, l’attacco per la luce è predisposto in prossimità dell’arco di accesso in posizione centrale; la disposizione è tuttavia irregolare

E’ evidente che nel rifacimento dell’impianto di illuminazione si è dovuto tenere conto nelle navate, come nelle cappelle, dell’antica disposizione, consolidata da una tradizione plurisecolare. La riproposizione dei punti luce nelle posizioni attuali ribadisce la superiorità gerarchica della navata centrale e l’unitarietà dello spazio fruibile nelle funzioni religiose; nel contempo la presenza di corpi illuminanti sotto le arcate di separazione fra le navate, evita spiacevoli interferenze con la geometria delle volte delle navate. La scelta di lampade a sospensione, oltre a riproporre l’effetto delle antiche lucerne calanti, mira a creare dei punti luminosi isolati che intervengano solo laddove è necessario tramite fasci luminosi opportunamente convogliati. Il flusso diretto verso l’alto ripropone, una volta sopraggiunta l’oscurità, l’alone di luce diurna determinato dalle finestre gotiche, quello verso il basso serve a rischiarare la zona pedonale, mentre un flusso luminoso laterale viene convogliato direttamente sugli altari mettendo in evidenza le opere pittoriche. Nella zona absidale un’illuminazione artificiale appropriata servirà a mantenere una luminosità più intensa e diffusa.

Caratteristiche generali dell'impianto di illuminazione

Le caratteristiche proprie del luogo di culto, hanno comportato necessariamente un intervento illuminotecnico mirato, in cui venisse considerata in adeguata misura la luce sia come supporto funzionale alla preghiera, sia come elemento indispensabile alla restituzione dei valori architettonici ed artistici che caratterizzano l’ambiente. Dal punto di vista della funzionalità Liturgica, va distinta la navata centrale, come luogo di raccolta dei fedeli e come spazio processionale, mentre il transetto serve, nella sua parte centrale corrispondente al presbiterio, per la celebrazione dell’Eucarestia e per le altre funzioni sacerdotali. Gli interventi iluminotecnici nel rispetto delle disposizioni emanate nel 1993 dalla Commissione Episcopale per la Liturgia tengono conto delle diverse zone citate e dei diversi aspetti che l’edificio chiesa richiama: simbolici, liturgici, architettonici.

La luce artificiale è stata conformata, il più possibile, ai comportamenti di quella naturale rispettando, e talvolta, esaltando gli aspetti simbolici dei vari spazi speciali e degli elementi strutturali della liturgia. Inoltre si effettua una sottolineatura luminosa anche ad aspetti profani, ma pur sempre alti, quali sono opere pittoriche e decorative nel pieno rispetto del luogo sacro. Il progetto illuminotecnico è stato teso alla conservazione del rapporto equilibrato di chiaro scuro che si ha di giorno con la luce naturale, caratteristica questa fondamentale nell’architettura gotica.

Lo studio illuminotecnico, inoltre, ha tenuto conto degli oneri di gestione, della buona conservazione delle opere deteriorabili con le radiazioni nocive e di permettere un’agevole manutenzione nella massima sicurezza per gli addetti.

Tali considerazioni sono state tradotte nella possibilità di gestire e determinare le accensioni dei corpi illuminanti situati nelle diverse aree della chiesa attraverso un’operazione di regia luminosa con scenari illuminotecnici fissi e predefiniti e scenari personalizzabili in tempo reale.

A tale scopo è stata prevista una consolle computerizzata programmabile per l’accensione delle varie zone raggruppate in configurazioni predefinite.